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20/04/2020

Le condizioni per riaprire i cantieri

«La riapertura dei cantieri, soprattutto quelli privati e quelli pubblici di piccole dimensioni, si potrà fare ma solo a determinate condizioni e dopo che le autorità sanitarie nazionali e il Governo avranno dato il loro benestare, a fronte di valutazioni scientifiche e non solo politiche». È quanto dichiarano i segretari generali di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, Vito Panzarella, Franco Turri e Alessandro Genovesi, in un documento unitario in cui pongono cinque condizioni per la riapertura.
La prima, scrivono Panzarella, Turri e Genovesi, è il rispetto dei protocolli sottoscritti con il ministero dei Trasporti per gli appalti Anas e Rfi e di quelli firmati insieme alle associazioni datoriali per l ’edilizia privata, «magari completandoli – aggiungono – con una specifica intesa anche con gli enti locali, Anci in testa». La seconda è rendere disponibili in quantità sufficienti e a prezzi sostenibili tutti i Dpi necessari, la terza «strumenti concreti per verificare il rispetto delle intese e sanzionare i furbetti, anche a tutela degli imprenditori onesti e rispettosi delle regole». Da qui la proposta che ogni cantiere possa ripartire solo dopo che le autorità sanitarie locali, o la polizia municipale, o gli enti bilaterali territoriali per la sicurezza (assieme agli Rlst) abbiano verificato il rispetto di tutti gli adempimenti previsti dai protocolli.
La quarta condizione indicata dai segretari generali degli edili Cgil-Cisl-Uil è quella di «dar vita, presso le prefetture o le stazioni appaltanti, a tavoli permanenti affinché l’organizzazione del lavoro, gli orari, i carichi, le presenze siano coordinate anche con le necessarie nuove pianificazioni dei trasporti pubblici locali, con la disponibilità di covid-hotel in caso di malessere dei trasfertisti, con piani per la formazione e la sicurezza specifici al nuovo contesto. La quinta richiesta, infine, è che vi siano «effettive sanzioni per tutti gli imprenditori che, furbescamente, riapriranno i cantieri senza garantire il rispetto dei protocolli, equiparando il non rispetto degli stessi a una grave violazione, amministrativa e penale, del Testo Unico per la salute e sicurezza e garantendo invece alle imprese che si adopereranno per rispettarlo tempi e sospensioni senza penale».
Il settore edile e le sue articolazioni non sono riassumibili solo con i codici Ateco o con indici di ponderazione, come sta facendo l’Inail, sottolineano infine i sindacati, ricordando che quegli indici  non tengono conto delle diverse lavorazioni e del fatto che la maggio ranza delle imprese sono di piccole o piccolissime dimensioni, quindi senza Rsu e Rls. Per questo, concludono Panzarella, Turri e Genovesi, servono strumenti e organi territoriali «in grado di vigilare, collaborare, implementare e adattare i protocolli nazionali mettendo sempre al primo posto la salute dei lavoratori, di tutti coloro che operano in cantiere e degli stessi imprenditori».